Che cos'é un bambino?
critica dei Topipittori
"La domanda è di quelle che lasciano senza fiato. Ma Beatrice si dimostra all’altezza e procede sicura, forte della sua lunga frequentazione del mondo infantile e di un immaginario raffinatissimo e, insieme, potente, amato dai bambini di molti paesi. “Un bambino è una persona piccola,” con piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo con idee piccole".
Dall’intreccio di parole cristalline e immagini poetiche nasce un libro divertente, commovente, folgorante: una galleria di ritratti a misura di bambino che piacerà a piccoli e grandi..."
critique des éditeurs Topipittori
"La question est à couper le souffle. Mais Beatrice se démontre à la hauteur et avance avec certitude, forte de sa longue fréquentation du monde enfantin et d'un imaginaire raffiné et en même temps, puissant, aimé par les enfants de plusieurs pays.
"Un enfant est une petite personne, avec des petites mains, de petits pieds, des petites oreilles, mais pas des petites idées, pour autant".
Du croisement de mots cristallins et images poéthiques, naît un livre amusant, émouvant, fulgurant: une galerie de portraits à mésure d'enfant qui plaira aux grands comme aux petits."
Lo splendido articolo di Marcella Terrusi
Finalmente in Italia un grande albo illustrato di Beatrice Alemagna, artista straordinaria la cui grande sensibilità ha conquistato per primi gli editori (e il lettori) in Francia, paese dove vive e lavora. L’incontro con un editore dalla poetica ben precisa come Topipittori ci regala questo albo splendido, un saggio davvero pregevole di come si possa raccontare l’infanzia, con figure e testi di rara felicità stilistica.
Il visivo è quello tipico della maniera della giovane illustratrice, già premiata con diversi riconoscimenti internazionali: le texture, i tessuti, il collage, la freschezza compositiva, la materia cromatica calda, dove la grafite e l’olio compongono materia viva di volti bambini, fisionomie verissime, peculiari, che sembrano avere un odore, una temperatura, un velluto sulle guance. Il gusto per il ritratto era già presente nel suo bellissimo Portraits, edito da Seuil, dove le fisionomie raccontavano storie.
Le pagine sono grandi, l’albo illustrato assomiglia qui ad un album fotografico: la galleria di ritratti in primo piano è l’infanzia a grandezza naturale, uno sguardo che cattura l’istante, che racconta con l’illustrazione, che ferma l’attenzione su momenti che un attimo dopo sono svaniti, come lo stupore per la neve, il tempo, i desideri, l’infanzia stessa che domani è già diversa.
Nello spazio dell’infanzia, in una sorta di ideale aula scolastica, Beatrice propone una lezione pedagogica su cui ragionare molto, e procura con questo libro anche uno strumento per lavorare con i bambini, all’infinito, perché all’infinito si possono raccontare i bambini, persone piccole con idee grandi.
Immaginiamo che da questo libro possano scaturire libri di classe, riflessioni sull’essere diversi e l’essere sé stessi, sul corpo, sui colori, sui pensieri soprattutto, sulle emozioni, sul tempo, sul cambiamento e sull’hic et nunc, da proporre e comporre con bambini dai tre anni in poi, con tecniche diverse e grammatiche e tipografie e libertà di essere e di esprimersi di rodariana memoria.
Sempre nella reciprocità dichiarata della prospettiva adulta, con onestà dunque e responsabilità e “occhi gentili” siamo invitati a incontrare icone d’infanzia, e a confrontarci con categorie filosofiche:
che cos’è il tempo, per esempio, che ci fa diventare grandi, e come sono le idee dei bambini, idee di grandi filosofi con un piccolo dito nel naso, pensieri di persone con un corpo piccolo, mani piccole, capelli buffi, lentiggini.
Le bambine e i bambini qui sono tutti diversi e tutti veri: le bambine sono bellissime perché sono bambine, e non il contrario, hanno fermagli nei capelli, nastri, occhiali, apparecchi, sguardi strampalati, ma la loro attenzione è rivolta allo zucchero filato, a qualcosa di molto piccolo e fondamentale, ad un silenzio, ad un’attesa, o forse al foglio sul banco davanti a loro.
I bambini e le bambine vivono nelle alchimie del corpo e dei corpi: il pigiama, i capelli, le lacrime, il muco, lo shampoo, il cancellino per la lavagna, le lacrime di una mamma, non viste, non visibili; chimiche d’infanzia arrossano le guance, spalancano la bocca, per la rabbia, alzano il naso in su per guardare una farfalla, per seguire il quesito di una domanda semplice e necessaria. I bambini di Beatrice abitano queste pagine per una sorta di miracolo artistico, perché sono inafferrabili, vivi e vivaci, come quelli in carne ed ossa: alle prese con il molto piccolo e il grande grandissimo, i sensi del corpo, la meraviglia per il cambiamento, il pensiero magico che trasforma le cose, l’affetto che le rende uniche, il mistero che incanta lo sguardo, incrocia gli occhi, portà fuori da sé, con quella parte di mistero che non scopriremo mai e inseguiremo sempre.
Ad una domanda così semplice e così difficile, Che cos’è un bambino? che impegna pedagogisti, medici, filosofi, maestri, Beatrice Alemagna risponde con una galleria di ritratti che è anche un catalogo di diritti, un reportage specialissimo sulla popolazione bambina, un’utile enumerazione di istruzioni per l’uso e sembra rispondere, sotto il segno della grande letteratura che in fondo un bambino è insieme uno, nessuno, centomila, una persona piccola con idee grandi, che cambia e cambierà, e rimarrà sempre unica al mondo. E viene anche in mente che un mondo a misura di bambino, un mondo che conosca e rispetti l’infanzia, sarebbe un mondo migliore per tutti. Anche di questo, come del nostro essere stati bambini, sarebbe meglio non dimenticarsi.